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Quattro tuffi in padella

“Quattro tutti in padella”
di Riccardo e Sergio SOLARI
edito da EUROPOLIS Editing

Questo libro è un’occasione per parlare di quanto può essere naturale ed istintivo il rapporto fra uomini e mare. Tutto è nato per gioco. Come accade per le idee belle, ma strampalate, spesso occorre il momento giusto perché si presentino nella loro spregiudicata follia. Così, ricercando il soggetto per un progetto editoriale che parlasse di pesce povero, proprio come cantava Gino Paoli, ci siamo ritrovati tre amici al bar a parlare del nostro Argentario. Il pesce non è mai povero, semmai umile, come le persone che per secoli lo hanno avuto quale unica fonte di sopravvivenza. Come può, del resto, un dono della natura essere povero agli occhi di chi lo riceve? Nella sua canzone, Publio (indimenticato cantore dell’Argentario) parla di questo: della meraviglia e della capacità di accontentarsi, quale autentica fonte di felicità della nostra gente. Questa è la vera spinta che ci ha portato a raccontare di pesca e fornelli. Con l’istinto dei marinai, Sergio e Riccardo ci accompagnano in un viaggio che potrebbe essere senza epoca. Un solo fornello, una sola padella, pochi ingredienti e coltelli sempre affilati per trattare pesci comuni. Gli stessi pesci che, qualche secolo fa, anche i pescatori potevano preparare durante le lunghe giornate in mare. Pesce freschissimo e quindi spesso lavorato a crudo per riscoprirne l’autentico sapore. Niente dosi né tempi di cottura, solamente istinto ed esperienza. Esistono due misure per comprendere queste pagine: il tempo e la creatività. Il tempo. Non è solo l’alternanza di giorno e notte che segna i ritmi della pesca. Il tempo è nel lavoro silenzioso di Sergio. La sua pazienza si nota nella cura della barca, un bellissimo gozzo d’epoca che ha restaurato con le proprie mani. Il tempo si legge nell’esperienza di chi ha trascorso la propria vita sulle barche. Gli anni affinano l’intuito per la pesca e rendono i sensi affidabili per individuare dove la “caccia” sarà migliore. Il tempo è silenzioso nella preparazione delle lenze che è meticolosa e segreta. La spinatura del pesce poi racchiude in sé tutto il rispetto dei marinai per il mare. La creatività. Vivere nella tradizione ma guardarla con un occhio diverso. In queste pagine, si racconta come l’estro può essere al servizio del piacere per il cibo, anche su un gozzo. Quando ho visto lavorare Riccardo, per definire il momento, mi è venuto alla memoria il titolo di un album di Leonard Cohen: new skin for the old ceremony. “Nuova pelle per la vecchia cerimonia”. È bello che la continuità fra generazioni si possa raccontare attraverso proposte creative. Forse è impossibile creare qualcosa che abbia veramente personalità se non si accetta il passato come tesoro e non come vincolo... Ceremony significa festeggiamento. Il gozzo è stato il suo palcoscenico. Niente si racconta con efficacia senza coinvolgere i sensi di chi è spettatore. Nelle immagini il tempo si è fermato con discrezione. Nessun fotogramma è studiato per stupire, perché si sussegue con il ritmo di un reportage. La luce ed i colori sulla costa descrivono il profumo del mare in “frames” emozionali ed ogni scatto nasconde dettagli di gestualità, fermando il tempo del momento creativo. In queste pagine, Andrea De Maria ha colto l’istante per raccontare tutto quello che non è nelle parole.